Ugo Pozzati
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"Merito et Tempore"

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La forgia della Condotta , ovvero : … cum el mio respiro tuto el foco ravivo...

MACCHINA PER IL VENTO PER USO FABBRILE
Ipotetica ricostruzione odierna a cura dell’Associazione Culturale
“Gli Uomini della Condotta” di Trecate (Novara)


Fin dai tempi più remoti l’arte di Vulcano, esercitata in buie e fumose spelonche odoranti di carbone e sudore,
fu considerata sporca e poco raffinata: arte dove la forza bruta, apparentemente, contava più dell’intelligenza.
Eppure l’ars fabbrile, nel corso dei secoli, ci ha consegnato oggetti memorabili per abilità tecnica, arguzia e fantasia.
La maggior parte di questi manufatti oggi fanno bella mostra di sé nei musei, in dimore aristocratiche o antiche
e nelle case di chi, con grande sensibilità e molto amore, li ha raccolti e collezionati.

In considerazione delle difficoltà tecniche di lavorazione del ferro, possiamo affermare che la produzione
delle officine dei fabbri del passato si sia avvalsa, da un certo punto della storia in poi,
dell’ausilio di una particolare invenzione, oggi comunemente nota come mantice.
Già dalla Preistoria, partendo dalla empirica constatazione che soffiando sul fuoco si ravviva la fiamma,
l’uomo ha iniziato ad utilizzare l’aria per domare e sfruttare meglio la forza del fuoco; l’applicazione di
questa scoperta ha condizionato e accompagnato l’evolversi della tecnologia metallurgica.
L’uomo dapprima utilizzò sistemi rudimentali, costituiti perlopiù da una camera d’aria realizzata cucendo insieme
pelli d’animali che, gonfiata e successivamente compressa, produceva un getto d’aria utile a ravvivare la fiamma.
Successivamente elaborò più sofisticati marchingegni azionati manualmente, come lo stantuffo del periodo romano
che comprime aria in un corpo di terracotta dalla curiosa forma bombata.
In seguito all’intuizione originaria dunque, le reali necessità di applicazione pratica e l’esperienza permisero
un perfezionamento delle competenze nell’utilizzo dell’aria, verso la regolazione della potenza e della durata
dell’emissione: si costruirono quindi dispositivi sempre più complessi, con molteplici forme, dimensioni e materiali.

Nel Medioevo e nel Rinascimento queste macchine, azionate da alberi a camme e leve, raggiunsero il loro apice:
sempre più simili allo stereotipo attuale, esprimono nella loro complessità un perfetto paradigma tra forma e funzione.
Molti e dotti sono gli scritti sul vastissimo argomento della storia della metallurgia e sulla tecnologia delle macchine
ad essa correlate, e sarebbe presuntuoso sperare di approfondire adeguatamente le interessantissime dissertazioni
possibili in questo vasto campo; ci limiteremo in questa sede alla descrizione di una ipotetica macchina per il vento
di ispirazione rinascimentale e gotica, così come da noi ricostruita, sperando di riuscire ad essere esaustivi sui
suoi aspetti tecnici.

L’idea della ricostruzione di questa macchina è nata dalla necessità di poter disporre di un insieme mantice-forgia da
utilizzare nella realizzazione di un filmato storico e didattico inerente alla costruzione del famoso organo a dieci
scoppietti ideato da Leonardo da Vinci alla fine del XV secolo, da noi prodotto. Ne è nata un’accattivante sfida.

Il mantice è stato realizzato con materiali reperibili a quel tempo: il legno di quercia, il cuoio conciato alla maniera
antica (utilizzando il tannino ricavato dalla scorza di alcuni vegetali quali appunto la quercia) e piastre forgiate in ferro.
L’oggetto presenta un utilizzo della ferramenta volutamente esagerato, ad indicare quasi un’ossessiva ostentazione,
propria del periodo gotico di riferimento. La struttura lignea portante, di stile tipicamente rinascimentale,
risulta abbastanza semplice nelle sue linee generali, d’aspetto gradevole; presenta snelle modanature sulla struttura
verticale e sul palmento superiore, a rimarcare le decorazioni stilistiche del tempo. Il tutto è assemblato utilizzando
pioli di legno duro e viti di ferro a testa quadrata.
La fase della cucitura del pellame, particolarmente meticolosa, è stata eseguita con filo peciato e setole da calzolaio,
con una tecnica ormai desueta.
Per quanto concerne il funzionamento, abbiamo ipotizzato una soluzione tecnica che si avvalesse di due mantici sovrapposti
uniti in un solo corpo, quindi tre palmenti (di cui quello centrale fisso e i due laterali mobili) fulcrati sulla parte
stretta, detta testa, dove sono state inserite due valvole a cascata per il passaggio e la ritenzione del vento.
L’azionamento della grande leva posta in alto solleva il palmento del primo mantice (posto sopra) tramite una catena
di collegamento, dando così inizio alla fase di aspirazione. Contemporaneamente quest’azione induce il movimento del
secondo mantice (posto sotto), anch’esso collegato alla catena, avviando una fase di compressione; l’aria contenuta viene
pompata oltre la valvola di ritenzione e, passando attraverso il condotto, verso l’esterno all’invaso della forgia.
Il sistema scelto permette di ottenere un getto d’aria pressoché continuo e regolare, funzionale al processo di
riscaldamento del materiale ferroso da forgiare.
L’elevata temperatura raggiunta, con la conseguente fusione dei componenti silicei contenuti nella terra d’isolamento
posta nell’invaso della forgia, testimoniano la funzionalità della macchina.

F. Paglino & L. Picchetti A voi le immagini