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Stendardo Sforzesco Inquartato
Lo stendardo è inquartato e porta in due parti l'impresa dei tre anelli incrociati racchiusi in un raggiante (i cui raggi sono ripetuti anche sulle frange)
e negli altri due quarti l'ondato sforzesco d'argento e d'azzurro. Secondo un'interpretazione delle iniziali contenute nei bisanti della bordura, la bandiera potrebbe
essere di Massimiliano Sforza. Se così fosse dovrebbe provenire dalla spedizione di Novara del 1513.
I tre anelli intrecciati erano un'impresa degli Sforza risalente a Francesco I. Il cerchio raggiante che circonda gli anelli è invece una figura a sè stante.
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Bandiera con l'impresa della colomba
Di rosso (porpora), alla colomba sulla Radia Magna d'oro, al motto A Bon Droit.
Proveniente da Milano. La colomba sulla Radia Magna è l'embleba creato da Francesco Petrarca per Gian Galeazzo Visconti e che venne applicato in seguito anche dagli Sforza.
Caratteristica dell'embematica Milanese è la rappresentazione di raggi e fiammelle.
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Stendardo di Gian Galeazzo Sforza
Questo stendardo proviene verosimilmente da un arsenale di Milano. Spaccato di bianco e rosso, il campo è interamente occupato dall'impresa dello sparviero
roteante in un sole d'oro, che sorprende delle anitrelle guizzanti in uno stagno. Nell'angolo superiore sinistro figura la Radia Magna.La bordura è rossa contornata d'oro e caricata di 26
torte d'azzurro portanti le iniziali: IO, GZ, DX, MI, ST , interpretabili come Ioannes Galeazzo Dux Mediolani Strenuissimus.
Quest'impresa fu applicata da Filippo Maria Visconti e dai suoi successori.
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Stendardo veneziano
Su questo stendardo, che era probabilmente una bandiera ufficiale della Repubblica Veneta, è raffigurato il leone di S.Marco passante su una campagna, dove appaiono alberi e un castello.
Il leone reca il libro del Vangelo aperto, mentre era norma nelle insegne di guerra che venisse rappresentato chiuso.
L'immagine della Vergine che affianca il leone è stata aggiunta per devozione, mentre lo sudo con l'aquila e le iniziali A-B fanno probabilmente riferimento ad Antonio Bragadin,
potestà e capitano di Rovigo(1508-1509). La fonti ci confermano che la bandiera proviene sicuramente da Milano.
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Stendardo al sole d'oro
Il sole, affiancato su questo stendardo da una grande B, è una impresa tipicamente milanese. Figurava ad esempio, con altre imprese viscontee e sforzesche sulla casa
degli armaioli Missaglia a Milano. Anche i Gonzaga di Mantova applicarono un'impresa con il sole.
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Guidone con l'impresa del monte
Stendardo lombardo portante entro un cerchio un'impresa raffigurante un monte roccioso che emerge dal mare (azzurro), sovrastato da un cartiglio muto.
Il cerchio è circondato da un grande cartiglio con il motto Tamen Vivet ripetuto due volte.
Il fondo della bandiera è bianco e seminato di fiammelle d'oro, anche il bordo è dorato.
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Bandiera allo scaglione di rosso
L'origine e l'attribuzione di questa bandiera è incerta, ma dovrebbe provenire dalla Lombardia, lo scaglione è infatti una figura tipicamente lombarda.
E' probabile che la bandiera derivi delle espogliazioni effettuate dai confederati in Lombardia.
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Fiamma Scaglionata
Fiamma scaglionata di rosso, d'oro e d'azzurro,al bordo d'azzurro, di rosso e d'oro.
Gli scaglioni e lo scaglionato sono figure assai diffuse nell'araldica lombarda.Il codice Trivulziano attesta che lo scaglionato fu l'impresa personale di Estorre Visconti.
E' assai probabile che questa fiamma, che alcuni autori ritenevano Bogognona, provenga dalla Lombardia, infatti scaglioni erano dipinti su una loggia del Castello e sulla
facciata della casa Missaglia a Milano.
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Bandiera di Massimiliano Sforza
La bandiera di Massimiliano Sforza, VIII duca di Milano (1512-1523) è un bellissimo esempio di araldica sforzesca.
La bandiera reca la partizione del biscione visconteo affiancato da tre aquile coronate poste in palo (riservato ai conti di Pavia).Tutt'attorno corre una bordura suddivisa in
riquadri, dove l'impresa del fasciato ondato è alternata ad altre sei imprese della casa ducale: la colomba sulla Raia Magna col motto A Bon Droit; la scopetta,
col motto Merito et Tempore; il morso sforzesco,detto "moraglia", col motto CH (per Ich) Verges Nit; il nebuloso; la pettiera; la corona coi rami d'ulivo e di palma
detta "i piumati". C'è da riscontrare che Crolot ha commesso un'errore raffigurando l'asta sul lato sbagliato, in quanto nelle bandiere araldiche gli animali sono sempre rivolti verso l'asta.
Inoltre al biscione spetta il posto d'onore, che in una bandiera è il lato vicino all'asta. Questa bandiera dovrebbe provenire da una chiesa o da un arsenale di Milano.
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